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Padre Francis ad Osnago per festeggiare con noi i 20 anni dell’Associazione

In questi giorni Padre Francis Limo Riwa, che insieme a noi ha dato vita al Villaggio St. Francis in Kenya, è stato ospite ad Osnago per festeggiare con l’Associazione il Ventesimo Anniversario della sua fondazione.

Ringraziamo di cuore lui e tutti i volontari sempre pronti a dare una mano!

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RICE for LIFE 2019

E’ ufficialmente iniziata la ‘Campagna Riso 2019′!!

Con RICE for LIFE sono disponibili sacchetti di RISO CARNAROLI ITALIANO (raccolto 2019) da 2 Kg, confezionati per la nostra Associazione.

Tutto il ricavato sarà devoluto a sostegno del St Francis Children Village in Kenya.

 

Per info e prenotazioni: Edoardo (3358063297) – Salvatore (3403107860)

 

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Grazie a tutti i nostri sostenitori!

 

Rice For a Smile – 20° anniversario St. Francis Children Village

Nel Novembre 1999 iniziavano i lavori per la costruzione del St. Francis Children Village. Nei successivi 20 anni, grazie all’aiuto di tanti volontari e sostenitori, quello che all’inizio era solo un ambizioso progetto è diventato una splendida realtà.
Il villaggio oggi ospita circa 500 RAGAZZI e a noi non resta che FESTEGGIARE QUESTO IMPORTANTE ANNIVERSARIO!

Quando:

Mercoledì 30 OTTOBRE 2019
h 19.30: Aperitivo
h 20.30 Risotto con ossobuco (disponibile anche alternativa vegetariana!)

Location:

5Glam, via San Francesco d’Assisi 5/A, Lomagna (LC)

Offerte a partire da 25€

—> IMPORTANTE: per prenotazioni ed informazioni scrivere una mail ad amicisanfrancescoonlus@gmail.com entro il 25 Ottobre 2019 <—

Durante la serata sarà possibile acquistare il RISO CARNAROLI confezionato appositamente per la nostra associazione in sacchetti da 2Kg (al prezzo di 6€), prendendo parte all’ormai rodato Progetto RICE FOR LIFE (2019).

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La seconda volta-pensieri al rientro

Fine Agosto 2019

La seconda volta cambiano molte cose.
Ci vuole forse ancora più volontà a tornare, una seconda volta, a passare una seconda estate al Saint Francis, coi suoi 500 bambini, i cantieri, i progetti, la polvere e le ruspe.
La seconda volta parti forse con meno brivido dell’inesplorato sulle spalle, hai un’idea diversa da quella del “fare un’esperienza”, di partire “semplicemente” per questa indistinta terra, per questa idea di Africa, altrove sconosciuto e un poco esotico che abbiamo stampato e un po’ stereotipato nella nostra testa.
Forse oggi troppo spesso viviamo le nostre vite e anche i nostri viaggi col desiderio, a volte un po’ bulimico, di accumulare esperienze sempre nuove, diverse a tutti i costi, per condividerle, appena possiamo sui nostri profili social che ci identificano sempre di più.
Ecco perché tornare costa, è difficile. E tornando, per la prima volta, penso ancora di più a Pierluigi, Giancarlo, Matteo, Don Alessandro, alla squadra di pensionati che da tantissimi anni torna, fedele, a Nchiru.
Tornano per un affetto, per piacere, per amore, per uno scopo.
E forse è più difficile trovare la novità per loro, che tornano. Forse questi volontari non cercano nemmeno la novità e lo stupore del viaggio, non ci pensano. O forse i volontari storici la novità e lo stupore li ritrovano sempre, più di me, ogni anno, nei cambiamenti che vedono, nei volti che cambiano, nelle case, nelle strutture di cui si fanno costruttori, passo dopo passo, mattone per mattone, gettata per gettata.
La seconda volta poi ti rendi conto ancora di più di cosa sia il Villaggio e l’Associazione. Comprendi le difficoltà quotidiane del Saint Francis (il mais che manca per fare la farina o l’acqua che scarseggia) e capisci anche le conquiste ottenute, cosa significhi recuperare centinaia di bambini e ragazzi che forse sarebbero rimasti su una strada, a sniffare colla, o altre droghe o a bere. E attorno al villaggio ne vediamo tanti, troppi, di adulti così che vivono privi di uno scopo, pronti a fare dell’alcol o della dipendenza di turno l’obiettivo della vita.
La seconda volta ti butti di più nella realtà che ti circonda e nelle relazioni che puoi costruire con chi condivide tempo, spazio e desideri con te.
Azzardi l’utilizzo di un flessibile per la prima volta nella tua vita nella giornata di ferragosto, ti arrampichi sui davanzali per cercare di dipingere un tetto, cominci a fare cose che non faresti in Italia, nella tua vita quotidiana, cominci a fidarti un poco di più di te stesso (cosa che faccio molto poco di mio)e di chi sta intorno, anche se a volte non capisci bene tutto.
La seconda volta infatti ti fai molte più domande su quel che ti circonda, su quel che c’è da fare, sulle priorità nei progetti e sul senso del tuo impegno. Non sempre trovi le risposte, le rispose che vorresti, quelle da Europeo, un po’ curioso e sempre pronto a fare tante domande, forse troppe ed anche inutili come il sottoscritto fa. Ma anche questo, in fondo, è partire e vivere un altrove: cominciare a immergersi nella realtà dove sei, senza stare un gradino sopra essa, pensando di poterla vedere meglio dall’ alto o da lontano.
E’ così che uno degli ultimi giorni di questo mese, bellissimo, ho realizzato che cominciavo forse per la prima volta a sentirmi immerso pienamente in quel che stavo vivendo e in quel che facevo.
Era il quinto viaggio avanti e indietro, sul retro di un camion a trasportare i plinti (una delle tante nuove parole apprese quest’anno) della fondamenta di una nuova grande chiesa, cuore di una comunità, che abbiamo iniziato a costruire e sulle cui proporzioni ho avuto e continuo ad avere dei dubbi. Ma è un discorso a parte.
Quel che conta è che insieme a Bobo, Nicolas, Michele, Federica, Laura, Alessandra e a tutti gli altri stavamo costruendo e trasportando le fondamenta di qualcosa di grande, che qualcuno vivrà, abiterà, che i tanti volti che ti circondano, ti salutano e ti sorridono vedranno crescere.
In quel momento, con la polvere in faccia e un plinto sotto al sedere, su un vecchio camion, forse ho capito ancora di più perché i nostri volontari tornano, perché ha senso e vale la pena farsi costruttori di qualcosa di vero, per qualcuno.
Ho pensato ad alcune righe di una poesia di un poeta italiano, Franco Arminio che avevo letto prima di partire.
La poesia recita così:
La vede solo chi ci ama,
la bandiera che ci sventola nel viso,
la verità per cui lottiamo,
il sogno non ancora ucciso.
Forse, trasportando fondamenta di qualcosa di grande cominceremo a vedere i veri sogni di chi ci circonda e di chi amiamo, quelli che nella nostra Europa o nella silenziosa, perfetta e ricca Zurigo dove sono atterrato teniamo nascosti o neppure cerchiamo più.
Insomma, servirà una terza volta.

Francesco G.

 

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Lavori St. Francis Hospital – Narok

Ecco come procedono i lavori per la costruzione dell’ospedale St. Francis a Narok (Kenya), saggiamente supervisionati da Padre Franco.

Muro di cinta e fondamenta:

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Ringraziamenti per campagna RISO 2018!

Grazie a tutti voi sostenitori!

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Progetto St. Francis Hospital – Narok

DOVE

La Subcontea Nord di Narok è situata nella regione Sud-Ovest del Paese e si estende nella parte meridionale della Rift Valley. I nuclei familiari di questa comunità dipendono essenzialmente dal reddito generato dall’agricoltura e, dato che l’ammontare delle entrate familiari è in rapporto con la quantità del raccolto agricolo, le famiglie devono spesso privarsi del cibo per guadagnare denaro ed essere in grado di risolvere urgenti problemi finanziari. Questo fenomeno determina in modo ricorrente scarsa o insufficiente disponibilità di cibo da parte degli abitanti della Subcontea Nord di Narok, specialmente durante i mesi di Aprile e Maggio, un periodo durante il quale la maggior parte della regione soffre per la siccità.

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CON CHI

Il promotore di questo progetto è Padre Dr. Franco Vittorio Manenti. Da molti anni opera come missionario e medico chirurgo in Paesi africani quali la Somalia nell’Ospedale di Corioley (Mogadiscio), il Kenya presso la struttura ospedaliera di Meru e la Tanzania presso il Bukumbi Hospital (Mwanza), nel Wasso Hospital (Loliondo)  e il Bukumbi Hospital (Mwanza) da metà 2017 a tuttora.

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IL PROGETTO

Il progetto è finalizzato a fornire buoni ed economici servizi medici alla comunità del Nord Narok, specialmente alle popolazioni povere dei Maasai, attraverso la costruzione di una struttura ospedaliera. Tra gli obiettivi primari, vi è offrire servizi sanitari adeguati e mirati per la diagnosi e la cura delle malattie di cui soffre la popolazione della regione, attraverso attrezzature adeguate. Un’altra priorità è il sostegno nella formazione di tre membri del futuro personale medico-sanitario per l’utilizzo delle suddette attrezzature. Al fine di portare avanti un progetto lungimirante, ci impegneremo ad accompagnare negli  studi verso una formazione di  tipo sanitario tre bambini orfani frequentanti attualmente la Scuola Primaria.

Ci aspettiamo che il progetto promuoverà le capacità tecniche diagnostiche e di cura dell’intero centro sanitario così come quelle dei membri dell’attuale personale medico;  potrà creare un sufficiente numero di posti letto (struttura con capacità per 60 persone) tale da evitare il sovrappopolamento e la mancanza di letti per coloro che richiedono il ricovero per cure mediche intensive; aumenterà l’accesso ai farmaci di base ad un prezzo accessibile ( malaria, mal di testa, tosse, diarrea, dissenteria, cura di ferite, diabete ed altro) da parte della popolazione locale; migliorerà i servizi per la nascita dei bambini al fine di ridurre la mortalità dei neonati e delle mamme causati dalla mancanza di accesso ad attrezzature mediche di diagnosi di base; ridurrà il costo delle spese di consultazione medica, specialmente per le malattie con farmaci gratuiti o a prezzi accessibili; aumenterà la presenza di personale medico volontario nella regione; stimolerà la fiducia degli abitanti del posto, specialmente per quanto riguarda le visite al centro per un consulto di minore gravità così da aiutare a ridurre il numero di persone che dipendono dai guaritori tradizionali nella comunità; fornirà l’ospedale di un’ambulanza.

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DURATA

La durata prevista del progetto è di un anno con il completamento dell’edificio e la consegna per l’utilizzo. Quindi, è previsto che la nuova struttura sia pienamente operativa nei 15 mesi successivi al completamento con esito positivo delle procedure di donazione.

SOSTEGNO

Per contribuire alla realizzazione del nostro Progetto  “ San Francesco Hospital”  a  Narok  in Kenia si può effettuare una donazione tramite:

  • Versamento sul c/c postale C/C: 100573054301- IBAN IT55I0305801604100573054301 – BIC  MICSITMIXXX intestato a “Amici di San Francesco” – ONLUS – Via Martiri della Liberazione,10  – 23875 OSNAGO (LC) – Causale: Progetto SFH
  • Bonifico bancario: Beneficiario: Amici di San Francesco Onlus; CheBanca! IBAN IT55I0305801604100573054301 specificando Cognome e nome, indirizzo, codice fiscale -  Causale :  Progetto SFH
  • Destinazione alla nostra associazione di un ulteriore 5×1000 in occasione della dichiarazione dei redditi  apponendo la firma nel riquadro “Scelta per la destinazione del 5 per mille dell’IRPEF”, casella “ Sostegno del volontariato ” del modello CUD o 730 o Unico ed indicando il seguente codice fiscale dell’Associazione: 02538040136  

Le donazioni  godono dei  benefici  fiscali  secondo la normativa vigente. Per poter fruire della detrazione fiscale, si deve inviare una mail a amicisanfrancescoonlus@gmail.com . L’associazione stabilirà un contatto ed invierà  la ricevuta mediante stretto giro di posta.

NUOVO OSPEDALE A NAROK, IN KENYA

Cari amici,

oggi vi parliamo del nuovo progetto che abbiamo a Narok, in Kenya.

Padre Dr. Franco Manenti opera dal 1986 come missionario e medico chirurgo in diversi paesi africani quali Somalia, Tanzania, Kenya. Ritornato in Tanzania, attualmente opera presso il Bukumbi Hospital (Mwanza).

Profondo conoscitore delle misere condizioni delle popolazioni africane ed in particolare delle etnie Maasai, Padre Franco cova nel suo intimo un sogno: allestire un modesto ospedale nella Subcontea Nord di Narok in Kenya, priva di strutture sanitarie accessibili, per poter fornire buoni ed economici servizi medici alla comunità.

Grazie all’incontro tra padre Franco e l’Associazione, questo sogno diventa realtà.

Nasce così il progetto per la costruzione del  St. Francis Hospital a Narok, all’interno del quale l’Associazione è impegnata sia nel supporto economico, con raccolte di fondi e materiale, sia in quello logistico con spedizioni dedicate. In particolare, grazie alla propria esperienza, l’Associazione fornirà tutto il supporto tecnico necessario.

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Nella sezione “progetti-progetti futuri” potete trovare tutti i relativi dettagli.

Per portare avanti al meglio questo progetto, abbiamo bisogno del vostro aiuto! Se lo desiderate, potete contribuire tramite bonifico bancario sul seguente c/c :

Beneficiario: Amici di San Francesco Onlus

CheBanca! IBAN IT55I0305801604100573054301

specificando Cognome e nome, indirizzo, codice fiscale

Causale:  Progetto SFH

L’associazione rilascerà ricevuta fiscale per uso consentito dalla legge.

NEWS DAL VILLAGGIO – FEBBRAIO 2019

Cari amici e sostenitori,

mi scuso per non avervi fatto avere per molto tempo notizie sul Villaggio San Francesco e sulle altre iniziative dell’Associazione. Sono un uomo di azione e faccio molta fatica a dedicarmi alla comunicazione, pur riconoscendo che è un aspetto importante della vita associativa.

Con l’occasione del nuovo anno e dei relativi propositi, mi impegno a tenervi periodicamente informati.

Villaggio San Francesco

Attualmente i bambini e i ragazzi ospitati sono 459 per la maggior parte ragazzi di strada o estremamente poveri. Per poter dare una sistemazione a tutti, in alcune camere sono stati installati letti a castello a tre livelli, donati da sostenitori americani. Con loro condividono la vita quotidiana (istruzione e alimentazione) 80 bambini ammalati di AIDS provenienti da una struttura nelle vicinanze (S. Filomena). L’alimentazione, abbondante e regolare, e la somministrazione di medicine hanno già dato risultati importanti e in diversi casi è scomparsa la positività.

Vengono inoltre nutrite dal Villaggio 70 bambine della vicina scuola di Santa Clara.

Attualmente 46 ragazzi frequentano le superiori o scuole esterne di formazione professionale.  27 giovani frequentano l’università statale che è adiacente al villaggio e riescono a procurarsi il denaro per la iscrizione svolgendo lavori al Villaggio, anche come tutors per gli altri ragazzi.

4 ragazzi che hanno terminato gli studi lavorano al Villaggio come insegnanti  e 2 sono impiegati in lavori manuali, in cucina, pulizia o manutenzione.

La nostra associazione contribuisce economicamente con un versamento mensile di 7.800 euro per il mantenimento dei ragazzi. Questo importo copre oltre la metà del fabbisogno. Per il resto delle spese siamo impegnati da anni nella creazione di imprese sociali il cui reddito è destinato completamente al Villaggio, sia in forma monetaria per i prodotti venduti, che in natura, per quelli consumati direttamente. Tra le iniziative economiche, oltre al tradizionale allevamento dei maiali e coltivazione agricola, ha un grande sviluppo la produzione di filetti di pesce, consumati in parte dai ragazzi, ma soprattutto venduti sul mercato. Ora le vasche di allevamento sono 4 ed il ciclo produttivo parte dalla fecondazione delle uova fino alla macellazione. Anche la produzione agricola nella zona adiacente al Villaggio e nelle farm contribuisce a una buona parte delle necessità alimentari dei ragazzi. Il Villaggio e la nostra associazione intendono coltivare razionalmente due farm esterne di grandi dimensioni e stanno studiando piani di irrigazione e coltivazione che implicano un sostanzioso finanziamento, attualmente non disponibile.

Il Villaggio raccoglie inoltre fondi da donatori europei e americani, generalmente dedicati a progetti specifici di ampliamento e miglioramento, che i nostri volontari realizzano durante le varie missioni (febbraio, agosto e novembre), come il padiglione sanità di 1000 mq, realizzato su due piani e dotato di servizi igienici, docce e lavanderia.

Durante il 2018 i nostri volontari, con l’aiuto di maestranze locali, hanno costruito una casa di accoglienza per ospitare i volontari o i sostenitori in visita al Villaggio. E’ nel perimetro del Villaggio e può ospitare fino a 26 persone, oltre al sottoscritto, a Padre Francis e a tre collaboratori locali. Ciò permetterà ai volontari di soggiornare in un ambiente migliore, a contatto con il Villaggio, con risparmio sui tempi di trasferimento e sui costi di pernottamento.

Durante la prossima missione di febbraio/marzo verranno messi in funzione i pannelli fotovoltaici donati da nostri sponsor; ciò consentirà al Villaggio la completa indipendenza energetica.

Altri progetti

L’Associazione ha deciso di collaborare con la Congregazione belga dei frati Scheppers per la costruzione di un villaggio in Burundi, destinato a ospitare ed educare circa mille ragazzi profughi di etnia Tutsi rifugiati in Tanzania durante i disordini razziali.
La nostra attività consisterà nella consulenza progettuale e costruttiva, nel procurare i beni di origine europea e nell’assistere la Congregazione nell’approvvigionamento dei materiali reperibili in Kenya. Non è esclusa la partecipazione dei nostri volontari alla costruzione, compatibilmente con le altre priorità.

E’ stato inoltre deciso di aiutare il frate francescano italiano Franco Manenti nella progettazione e nella raccolta fondi per la costruzione dell’ospedale San Francesco a Narok, nel Sud-Ovest del Kenya. Inizialmente verrà realizzato il reparto maternità.

Tra le iniziative di raccolta fondi ricordo la ormai consueta iniziativa Rice for Life, ossia la vendita di riso Carnaroli in occasione delle festività di Natale o in altre occasioni particolari, che contribuisce a finanziare almeno una mensilità di sostegno al Villaggio.

Vi invito ad inviare i vostri suggerimenti ad amicisanfrancescoonlus@gmail.com , il volontario incaricato provvederà a prendere in carico quanto esposto e fornirvi tempestivi aggiornamenti.

Ringrazio tutti per la vostra amicizia, fiducia e sostegno e chiedo il vostro contributo, anche sotto forma di suggerimenti, per migliorare l’efficacia della nostra azione.

 

Osnago, 4 febbraio 2019

ASSOCIAZIONE AMICI DI SAN FRANCESCO – ONLUS

Giancarlo Magni

(Presidente)