GRAZIE! Pensieri dall’estate 2018

Fine agosto 2018

Sono partito dal villaggio una settimana fa; un tempo forse ancora troppo scarso per sedimentare ricordi, emozioni, gioie e fatiche. Cerco però di scrivere qualche riga su questo agosto trascorso in Kenya, a Meru.

Nulla di scritto saprà mai però corrispondere a quello che passa nella testa e nel cuore.

Oggi sono particolarmente grato a tutto e a tutti quelli che ho incontrato in questo agosto.

Grato a Giancarlo e agli altri volontari, soprattutto a quelli più storici, perché mi hanno davvero insegnato che dandosi al 100%, anche durante un’estate, la domenica e a ferragosto, si riceve molto di più.

Grazie perché, se nei primi giorni di lavoro (in cui nemmeno sapevo cosa fosse un flessibile) ero quasi spaventato e mi chiedevo perché dovessi picconare e sporcarmi di polvere mentre i miei amici erano in spiaggia a bere cocktail, a fine vacanza guardavo il cantiere dal balcone e non volevo più andarmene, soddisfatto del mio minuscolo contributo e pronto a continuare a costruire qualcosa di nuovo e bello.

Grazie a Padre Francis; davvero vivere tra gli ultimi e per gli ultimi è una missione educativa che riempie la vita e tu ne sei testimone ogni giorno con fatiche, gioie e col tuo stile di vita che dietro l’austerità e la disciplina cela l’amore.

Grazie alle centinaia di bambini del Villaggio Saint Francis; di troppi, quasi tutti non so nemmeno il nome.

Grazie; perché è vero che la povertà e l’abbandono non sono mai belle, nè poetiche né auspicabili. Tuttavia possono insegnare tanto e per tutta la vita.

Grazie per la gioia contagiosa e talvolta appiccicosa che sommerge, grazie per i canti che scandivano tutte le mattine, i pomeriggi, le sere e le messe.

Grazie per avermi detto di essere grato e felice della mia vita, di ogni giorno.

Grazie per la disciplina e la forza che mostrate nelle vostre storie e nelle vostre vite.

Grazie per l’ultima mattina al villaggio; voi e Padre Francis ci avete benedetto con le vostri voci prima di partire. Non dimenticherò mai  centinaia di bambini pronti a bene-dirti alle 7 di un mattino di agosto.

Voi siete e siete stati una bene-dizione e mi avete ricordato che io e ciascuno di noi possono esserlo ogni giorno; sta solo a noi.

Dietro un camion in una delle strade del Meru c’era una scritta che mi ha colpito “Count your blessings” (conta le tue benedizioni). Dopo questo agosto non mi resta che farlo sempre di più.

A presto Saint Francis Children Village (con una casa  di accoglienza così bella non si può che ritornare).

 

Francesco G.

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Di corsa al St. Francis !!

Ecco qui la storia di Dino Beretta, sceso in Kenya con la missione di Febbraio 2017.

Campione mondiale di categoria di Duathlon, è tornato in Italia con il desiderio di realizzare un bellissimo progetto assieme a dfSportSpecialist (che ha già contribuito donando ben 25 paia di scarpe da running, 7 magliette tecniche e 7 paia di pantaloncini) e altri sponsor . Forza Dino !!

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IMG_20170429_190718Il materiale donato da dfSportSpecialist

 

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La mia Africa (di Paolalì)

 

Meru, Kenya.

Agosto 2016.

E’ la sveglia alle 6.45 del mattino che mi inizia ad una nuova, emozionante e faticosa giornata.

E’ il Villaggio St. Francis, con le sue quattrocento meravigliose speranze.

E’ la tuta rossa del cantiere, sporca di cemento e felicità.

E’ la terra rossa che mi colora la giornata, mi tatua la pelle e mi riscalda il cuore, la stessa terra rossa che scelgo di condividere con chi mi aspetta a casa.

E’ il cielo addosso, che raggiungo semplicemente alzando lo sguardo e un tramonto che mi riempie il cuore e le stelle che mi riempiono gli occhi.

E’ la soddisfazione di aver gettato le ultime quattro colonne, cascasse il mondo entro la fine della giornata.

E’ la ricerca infinita della squadra tonda, generalmente riposta nel magazzino ovale, esattamente accanto all’olio di gomito.

E’ il sorriso di 400 bambini che sognano, nonostante tutto e nonostante tutti, di diventare chi un musicista, chi un avvocato, chi un neurochirurgo.

E’ la bellezza di Collins che mi insegna lo swahili ed è il tuffo al cuore quando pronuncia la frase ti voglio bene.

E’ lo sguardo disarmante di un bambino che ne ha passate abbastanza per una vita intera ed è quello che lui ha insegnato a me ogni giorno, per 17 giorni.

E’ il Dream Team con cui ho avuto la fortuna di condividere una delle esperienze più belle della mia vita.

E’ il privilegio di aver conosciuto i miei compagni di viaggio di aver ascoltato le loro storie e di aver condiviso con loro la mia.

E’ la consapevolezza che questo sia stato solo l’inizio di una bellissima storia d’amore.

E’ Mama Africa, che con i suoi colori, i suoi profumi i suoi sorrisi, la sua essenza ha fatto da cornice a questo e a moltissimo altro.

E’ il più dolce degli arrivederci.

Agosto 2016.

Meru, Kenya.

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Dalle strade al Villaggio: Francis Thuranira

Il mio nome è Francis Thuranira e sono nato nell’anno 1992. Con la morte dei miei genitori sono rimasto orfano e sono finito nelle strade di Meru. La vita qui era molto dura e difficile per me: non c’era cibo, né acqua, né vestiti. Tutto mi sembrava un inferno. Dovevo continuamente fare i conti con i maltrattamenti dei ragazzi di strada più grandi, che non perdevano tempo nel rivalersi su di noi più piccoli; é a causa di questi comportamenti che sono stato condotto all’uso di droghe.

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Sono stato nelle strade combattendo con la vita fino al 1999, quando ho incontrato per la prima volta Padre Francis Limo Riwa. Da quel primo     momento, Padre Francis è sempre tornato nei mesi successivi fra le strade di Meru e noi ragazzi di strada, allora, eravamo soliti chiedergli il pane. Ma un    giorno, lui, invece di aiutarci con una pagnotta, ci propose di seguirlo nella sua scuola. Noi accettammo. Fu quel giorno che conoscemmo il St. Francis Children’s Village e cominciammo la scuola.

 

La vita al Villaggio ci sembrò subito meglio che fra le strade. Padre Francis ci veniva incontro per tutti i nostri bisogni primari: il cibo, un rifugio e dei vestiti; in aggiunta a queste cose, ci diede un’educazione. A quel tempo però non c’erano strutture né padiglioni, ma solo semplici stanze fatte di legno e fogli di lamiera. Nonostante questo eravamo contenti.

IMG_1599Con il passare del tempo Padre Francis coinvolse nel progetto nuove persone e, assieme agli amici italiani dell’Associazione Amici di San Francesco, cominciò a costruire degli edifici adatti insieme allo studio e alla vita di tutti i giorni. Il tempo è passato e tutto è cambiato. La vita è migliorata di anno in anno e Padre Francis ci ha guidati attraverso i quattro pilastri della vita: la preghiera, lo studio, lo sport e il lavoro. Queste quattro colonne sono state per noi una reale ed efficace luce da seguire nel nostro percorso. Personalmente, sono cresciuto con questi principi.

Inoltre, la sua fondamentale filosofia del “simple living and high thinking” è stata e continua ad essere il centro del sistema educativo del Villaggio, dalla sua nascita ad oggi.

 

Ho cominciato così i miei studi al St. Francis Children’s Village, passando attraverso la scuola primaria (conseguendo il Kenya Certificate of Primary Education nel 2012) e secondaria. Mi sono impegnato seriamente, superando con successo la classe prima, seconda e terza superiore. Al momento sono all’ultimo anno, il quarto, aspettando e studiando per l’esame nazionale (Kenya Certificate of Secondary Education). Una volta superatolo ho intenzione di iscrivermi all’Università, dove spero di conseguire una laurea in Tecnologie Informatiche. Questo mi darà l’occasione di avere un futuro più luminoso e di sradicare così me stesso dalla povertà, dall’ignoranza e dalla malattia.

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Sono davvero contento di vivere al St. Francis Children’s Village: vedo un futuro diverso e migliore da quello a cui sarei stato destinato dalle mie condizioni iniziali.

Ringrazio di cuore Padre Francis e tutti gli amici che lo supportano. Possiate voi continuare a partecipare all’esperienza del Villaggio, cosicchè io e gli altri ragazzi possiamo camminare strade nuove e ricche di obiettivi. Dio vi benedica.

 

Sinceramente vostro,

Francis Thuranira Sheva

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Un chicco di possibilità, 2015

14 marzo 2016

 

Numerosissime sono le persone che hanno dato il proprio contributo per rendere il progetto “Un chicco di possibilità 2015″ un successo anche lo scorso anno. Grazie alla loro generosità abbiamo raggiunto insieme l’obiettivo comune, raccogliendo la cifra necessaria per sostenere le spese di un mese di vitto, alloggio e istruzione ai nostri 400 ragazzi ospiti al St. Francis Children’s Village di Nchiru.

Un grazie di cuore da tutti i volontari dell’Associazione Amici di San Francesco e tanti sorrisi dai nostri ragazzi, a presto!

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Latest news from Kenya

Nella primavera del 2015 partiva una squadra di dieci volontari che, rimboccandosi le maniche, completavano l’allacciamento di un serbatoio idrico per la fornitura di acqua potabile alla comunità locale che vive vicino al St. Francis Children’s Village. Con l’inizio dei primi lavori, solo in un paio di ore, le persone impegnate nell’impresa erano diventate circa una trentina: di loro spontanea iniziativa uomini del villaggio muniti di vanghe e pale, insieme a donne che distribuivano frutta e acqua, si erano uniti per lavorare spalla a spalla.
La migliore qualità dell’acqua era stata garantita grazie a dei controlli e lavori di manutenzione nel bacino idrico che lo avevano liberato dal fango.

Con il lavoro di squadra, il piacere della condivisione e la buona volontà possiamo guardare al futuro con fiducia ed entusiasmo. Il tempo passa e il mondo che ci sta intorno cambia, per noi in meglio.

I lavori proseguono e, proprio oggi come un anno fa, altri volontari sono partiti circa una settimana fa. Mentre alcuni stanno riparando dei guasti al sistema elettrico, dei giovani del St. Francis Children’s Village hanno preso parte attiva ai lavori per la costruzione del muro di cinta: i risultati sono visibilmente ottimi sin dall’avvio del cantiere e in tempi rapidissimi sono diventati quasi bravi quanto i “nostri veterani brianzoli per le opere edili” nell’armare e disarmare.
Stay tuned!

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SONO IN ARRIVO I NUOVI CALENDARI 2016!!

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Uguaglianza solidale

Ovest Cameroun, 25 marzo 2014

 

Oggi è una grigia giornata di pioggia. “Autunnale”, “settembrina”, si direbbe da noi. Qui è la normalità, durante la stagione delle piogge. Di scrostare il muro dallo spesso muschio della precedente stagione non c’è verso e forse allora è il momento giusto per fermarsi, sedersi e ripensare a quello che è stato. A quello che mi sono definitivamente lasciato alle spalle.

Ora mi trovo nella regione del Cameroun dell’Ovest, a Bafoussam, e trascorrerò il prossimo mese in compagnia della grande famiglia del CIPSED (Centro Interculturale di Promozione Sociale ed Educazione allo Sviluppo).

Ho passato i tre precedenti mesi in Kenya, dalla parte opposta del continente africano. Ed è di questi tre mesi, ormai conclusi, di cui sento il bisogno di conservare il ricordo.

L’idea di partire è nata in me quasi automaticamente, nei mesi di Aprile/Maggio dello scorso anno; sapevo che mi sarei laureato attorno a fine Novembre/inizio Dicembre, il che stava a significare che avrei ripreso la laurea specialistica con un semestre di ritardo. Da ciò la mia decisione di non continuare, almeno per quest’anno, l’Università, ma di smettere di studiare per vivere un’esperienza diversa. Le ipotesi erano due: andare all’estero senza un progetto preciso nell’intento di imparare/perfezionare una lingua straniera o recarmi dove pensavo ci fosse davvero bisogno. Si badi, non bisogno di ME in quanto elemento indispensabile, ma bisogno di una persona (qualunque) che volontariamente decidesse di impegnarsi per portare avanti dei progetti iniziati con comunità di quello che, con una definizione infelice,è ad oggi chiamato Terzo Mondo. Col senno di poi, e non senza un pizzico di amarezza, ho realizzato tuttavia che il motivo di fondo della prima come della seconda ipotesi era il medesimo: egoismo. Nel primo caso non troppo velato e tutto sommato piuttosto superficiale: fare un’esperienza per arricchire il proprio patrimonio culturale, aprire i propri orizzonti e tutto questo genere di cose che si è soliti dire in occasioni come queste. Nel secondo caso, al contrario, almeno per quanto mi riguarda, questo egoismo di fondo si è celato dietro una spinta altruistica; ne è stata una sua parte necessaria ed integrante. Non sono partito (solamente) per fare del bene agli altri o per dare (solo) il mio contributo. Sono partito perché sentivo il bisogno di lavarmi la coscienza: per essere nato da questa (anche se,visto dove sono ora, sarebbe più corretto dire “quella”) parte di mondo, che sembra ormai aver abbandonato anche la più minima forma di consapevolezza del fatto che esista, sotto i suoi piedi, un altro intero mondo, che sta pagando le spese del nostro benessere, degli elementi che lo rendono possibile. Sentivo il bisogno di lavare i miei panni sporchi. E ho deciso di farlo nell’acqua degli ultimi. Assieme, agli ultimi.

Così il 6 dicembre, atterrato a Nairobi, mi trovo su un’auto in viaggio per Nchiru (contea di Meru), diretto al St. Francis Children Village. La struttura, che conta quasi 300 bambini tra i 5 e i 18 anni, nasce nel 1999, grazie alla collaborazione fra un padre tanzaniano (Father Francis Limo Riwa) ed un vulcanico brianzolo (Giancarlo Magni). L’anno successivo nasce, ad Osnago, una vera e propria associazione, finalizzata alla coordinazione e al supporto del complesso: l’Associazione Amici di San Francesco (sito: www.sanfrancesco-osnago.it). Il progetto si figura come obiettivo primario quello di tentare di arginare la dilaniante ferita (umana e sociale) dei bambini di strada: giovani di tutte le età, dall’infanzia alla pubertà, abbandonati, esposti dalle famiglie per insufficienza di mezzi (economici e materiali) per il loro sostentamento, si aggirano per le grandi città senza meta alcuna, avendo come unica compagna di vita una piccola bottiglietta di plastica, riempita con colla industriale. Questo mortale “grillo parlante” li fiancheggia nella lotta contro la fame, alleviandone i quotidiani morsi; ma il prezzo da pagare è alto: se consumata con regolarità (come avviene nella stragrande maggioranza dei casi), conduce alla morte nel giro di pochissimo tempo. A questa condizione di infanzia vagabonda e di privazione si associa, inevitabilmente, la piccola criminalità, come unico strumento di approvvigionamento della quotidiana pagnotta (da noi sempre e comunque presente sulla tavola). E siccome non v’è limite al peggio, a ciò si aggiunge la mancanza completa di istruzione (impossibilità di pagare le rette e impiego del tempo per cercare di sopravvivere) e, di conseguenza, la assenza di un qualsiasi futuro. Una intera generazione sprofonda i piedi in un abisso.

Nasce allora il Villaggio, come scialuppa di salvataggio, come porto sicuro di attracco. Garantisce ai bambini gli elementi fondamentali per poter vivere il (e non semplicemente sopravvivere al) presente: due pasti caldi al giorno e due colazioni (una leggera alla mattina presto ed una più sostanziosa a metà mattinata), un tetto sotto cui stare durante il giorno e un letto in cui poter dormire la notte, luoghi e tempo per poter giocare e di-vertirsi dallo studio. Ma offre anche, cosa forse ancora più importante, la preziosa semente per il futuro: l’istruzione (peraltro di ottima qualità, essendo la media dei risultati dei bambini una delle più alte nell’intero stato) e la conoscenza; assieme alla quale, silenziosamente, prendono forma progetti, sogni.

I bambini cominciano così a muovere i loro passi, dal fondo del baratro, verso il suo ciglio e, da qui, a gettare uno sguardo su quello che potranno essere. Come soggetti di vita. Come uomini.

Per tre mesi ho così condiviso con loro idee, riflessioni, sogni, progetti mancati (per i più grandi) e disegni futuri. Ho condiviso e cercato di dare conforto al pianto di alcuni e alle preoccupazioni di altri. Per un certo periodo, quando ero il solo bianco al villaggio (a Gennaio ho condiviso l’esperienza con una coppia di volontari e da metà Febbraio, per un mese, con un gruppo di venti persone), ho mangiato alla loro tavola, nelle medesime scodelle, coi medesimi cucchiai, sopportando anche alcuni sorrisetti di scherno misto a stupore, come a dire “Ma guarda questo bianco!Chi glielo fa fare di mangiare con noi, se potrebbe tranquillamente permettersi di mangiare pasta, carne ed ogni altro ben di dio?!”. Già…chi/cosa me lo faceva fare? Perché non fare semplicemente come tutti gli altri volontari bianchi che vengono al villaggio?

A fianco all’aspetto emotivo e relazionale c’è stato poi il lavoro manuale. Sempre e costantemente a fianco a John (mio gemello di colore, “separati alla nascita”), Christopher e David (che si occupano, nel corso intero, di ogni genere di manutenzione necessaria) e Nicholas. Ed è stata questa, penso, la sfera che più ha svolto le veci di collante fra me e la realtà in cui ho vissuto. Ciò che ha fatto sì che, durante la mia permanenza al Villaggio, io non abbia mai avuto una sensazione diversa da quella del sentirmi a casa. Perché lavorare CON qualcuno (e non A FAVORE di qualcuno, come capita nei casi in cui il volontariato si trasforma in “beneficenza dall’alto”) significa con-dividerne la posizione all’interno di una certa struttura; significa rinunciare al ruolo che ci si aspetterebbe essere automaticamente assegnato dal colore della pelle (e dalla parte di mondo di provenienza) per abbracciare un altro tipo di destino. E così prende forma un altro tipo di esperienza. Un’esperienza che, benché animata da una velata forma di egoismo, abbandona l’abito semplicistico del “dare” e indossa quello del “fare con”. Le vesti, finalmente mondate, dell’uguaglianza solidale.

Francesco Braguti

Scritto da francesco braguti

Gennaio 2014

Villaggio San Francesco – gennaio 2014

Abbiamo avuto la fortuna di condividere con altri volontari la nascita del progetto Villaggio S. Franceso in Kenya fin dal lontano 2000.
Da allora, una / due volte all’anno, ci siamo recati in Africa per contribuire con il nostro lavoro alla realizzazione di questo progetto.
Tanti aneddoti andrebbero raccontati… tante esperienze vissute che ci hanno riempito di entusiasmo .
In questo momento i bambini /ragazzi che vivono (mangiano, dormono e vanno a scuola ) nel Villaggio San Francesco sono 352.

Nello scorso mese di ottobre, la contea di Meru ha scelto il Villaggio come suo riferimento , dove portare  i bambini di strada che vengono trovati in città. Questo rappresenta un cambiamento epocale per la vita del villaggio. La scelta caduta sull’Associazione come polo di riferimento della Contea stessa , ha significato un riconoscimento ufficiale da parte delle Autorità locali dell’ importanza che il Villaggio S. Francesco ha maturato nel corso di questi 14 anni.  Nel contempo ha portato ad un aumento notevole del numero dei bambini.
Padre Francis ( Direttore del Villaggio) è stato nominato  responsabile di questo progetto.
Con riunioni settimanali è in stretto contatto con i membri del Ministero per monitorare ed eventualmente risolvere le problematiche legate ai bambini di strada ospiti del Villaggio S. Francesco.
Per ora sono stati acquistati materassi e cibo per i nuovi arrivati (circa un centinaio ) .
La vita del villaggio si svolge sempre con grande organizzazione. Tutti i ragazzi sono impegnati , oltre che con gli studi, nell’aiuto alle tante mansioni che scandiscono la quotidianità di una comunità così numerosa.
Al Villaggio sono impiegati insegnanti, personale per la mensa, per l’officina , per la sicurezza , per la coltivazione di ortaggi e frutta, in parte da vendere ed in parte per l’approvvigionamento della mensa.
Da qualche anno è sorto l’allevamento dei maiali, anche questo destinato in parte per il sostentamento del cibo per il villaggio , ma soprattutto destinato alla vendita della carne . Un veterinario ed un esperto nel macello si occupano a tempo pieno delle mansioni necessarie. Ad oggi ci sono 300 maiali.
Un laboratorio (appena nato ) di ceramica dà lavoro a tre ragazzi del villaggio che, avendo finito gli studi e non avendo lavoro, sono impegnati ad imparare e a produrre piccoli oggetti (collane, bracciali, piatti, maschere, bomboniere ecc. ) . Cercando di creare posti di lavoro, si può chiudere “il cerchio “.

 

Infatti i primi ragazzi raccolti dalla strada, dove sniffavano colla, sono stai accolti al villaggio nel 2000 . Il villaggio è diventato la loro casa. Hanno terminato i loro corsi di studio . Alcuni stanno frequentando l’università con ottimi risultati. Altri (pochi) hanno trovato un lavoro e vivono fuori. Molti sono al villaggio perché non sanno dove andare perché non hanno nessuno. Solo dando loro un’opportunità di lavoro, possono iniziare una loro vita autonoma.
Le iniziative per sostenere economicamente il Villaggio S. Francesco ormai non si contano più.
Gli sforzi del Presidente Giancarlo Magni unitamente a quelli di tanti volontari sono volti al reperimento dei fondi necessari a garantire la continuità della sopravvivenza di questo meraviglioso progetto e la generosità dei nostri affezionati sponsor ci fanno ben sperare per il futuro. -

 Patrizia & Antonio

Scritto da Admin

Dalla strada

 

Quello che segue è il recente (settimana scorsa) e crudo racconto della realtà al di fuori del Villaggio San Francesco, dalle parole di Antonio e Patrizia.

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” Lunedì abbiamo partecipato ad una raccolta di “ragazzi di strada”: nello stadio di Meru, circa 180 ragazzi di varie età si sono presentati con la promessa di un pasto. Il pasto c’è stato; ma anche, e questo per la prima volta, una registrazione dei loro nomi, dei loro volti.

Sono arrivati alla spicciolata, chi con un amico, chi solo; assieme a loro sono giunti anche gli organizzatori, i rappresentanti del governo della Contea di Meru. Oltre a loro erano presenti anche volontari africani residenti a Meru, i quali, ognuno secondo le sue capacità e possibilità, si interessano di supportare i ragazzi di strada con svariate iniziative.DSC_4429

Mano a mano che il numero di giovani aumentava, immancabilmente aumentava il caos. Ma quello che più ci ha colpiti è stato fin da subito il loro stato di assoluto intontimento: occhi rossi di sangue, vitrei e privi di espressione. Non uno senza la bottiglietta di colla attaccata al labbro superiore, tanto che qualcuno aveva il labbro deformato. Molti erano disponibili a parlare, con noi e gli altri dell’organizzazione; altri invece, chiusi nella loro aggressività, si malmenavano. Sembrava l’inferno dantesco; perché ti posso assicurare che vedere 180 ragazzi in quelle condizioni è stata cosa da soffocare il fiato. Ma ancor peggio è stato quando tutti i singoli hanno formato una moltitudine, assiepata sulle gradinate dello stadio: una massa di disperazione umana.

Davanti a loro erano sedute le varie autorità che a turno hanno preso la parola. Anche io ho detto due parole di presentazione dopo il discorso molto applaudito di Francis. Ma lo spettacolo forse più scioccante è stato quando, alla fine della parte ufficiale, è stato consegnato a ciascuno di loro una pagnotta e mezzo litro di latte: un assalto alla diligenza carico di urla e spintoni, tanto che sono dovuti intervenire due poliziotti armati di manganello per “ristabilire l’ordine”. Dopo il pasto sono stati caricati su due autobus; anche qui scene da farwest poiché molti salivano, poi volevano scendere per prendersi ancora da mangiare oppure più semplicemente non volevano essere portati via. E ancora i poliziotti a spingerli su. E ancora i manganelli. Una cosa da non credere, se non vissuta di persona. Alla fine gli autobus sono riusciti a partire ed i ragazzi sono stati portati a Charia, nella fattoria di proprietà del villaggio San Francesco, a circa 30 km di distanza. Una volta scesi molti di loro, soprattutto i più grandi, erano molto agitati ed urlavano inveendo contro i poveri volontari che cercavano di riportare la calma. Uno adirato perché non gli avevano portato la sua carriola; o meglio, quella che lui pensava fosse la sua carriola. Pazzesco.

DSC_4485La calma è tornata provvisoriamente quando è stato annunciato che in breve sarebbe stato servito un pasto caldo; ma, ancora una volta, appena è comparso il pentolone, urla, spintoni, pugni. Attualmente esiste una capanna di legno che funge da cucina, un’altra che serve da magazzino all’interno del quale erano accatastati molti materassi. Più in là, quello che era un inizio di magazzino fatto di mattoni, è stato trasformato in un dormitorio con un tetto di lamiera.

Qualcuno di loro si è buttato per terra sui materassi ed ha cominciato a dormire; la maggior parte si è seduta invece sotto gli alberi chiacchierando. Probabilmente con la pancia così piena come mai era accaduto loro. La situazione si è così parzialmente tranquillizzata. Dopo circa un’ora, verso le 4 del pomeriggio sono stati portati al fiume per lavarsi. Disgraziatamente qualcuno, durante il tragitto, ha pestato un nido di vespe che hanno cominciato a pungere i malcapitati. Occhi gonfi, punture in ogni parte del corpo, per fortuna senza gravi conseguenze.

Sono stati quindi consegnati vestiti “nuovi” (di seconda mano, ovviamente!), ma soprattutto. . .è stata requisita la boittiglietta di colla che tutti conservavano come trofeo di vita. I ragazzi rimarranno per tre mesi, nella fattoria, con la speranza che dopo i primi giorni di astinenza dalla colla, possano piano piano riprendere possesso della loro esistenza. 36 di loro, i più piccoli (circa 6-7 anni), sono stati portati direttamente al Villaggio San Francesco. Ora vagano per il villaggio, ancora inconsapevoli della nuova speranza che stanno calzando ai piedi. Ci sono anche quattro ragazze, che dormono in una stanza nella parte dove dormono gli insegnanti, al vecchio Villaggio. Una in particolare ci ha colpiti perché, tredicenne, la sera prima era stata con cinque uomini. Se tu la vedessi. . . una bambina.”

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In punta di piedi

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Siamo ad Ottobre e il campo lavoro di Luglio-Agosto si è ormai concluso da un po’. Non abbiamo pubblicato nulla fino ad ora perchè, come si dice, ogni cosa ha e necessita il suo tempo. Così, di ritorno dall’esperienza al Villaggio San Francesco, i pensieri, ma soprattutto le emozioni, hanno bisogno di tempo per riorganizzarsi, per sistemarsi da sè in forma chiara. Per prendere le vesti della quotidianità di “questa parte del mondo”, senza perdere il loro centro così distante.

Queste qui di seguito sono le parole di Valter Cogliati, che si è recato quest’anno per la prima volta in Kenya.

 

“Era un po’ che meditavo un’esperienza di questo tipo. Non per un senso di buonismo o falsa pieta’. Per me solo per me. Sono partito dopo aver appena fatto il cammino di Santiago e pensavo di aver vissuto abbastanza emozioni,ma nulla e’ al confronto di una”prova di vita” come questa.

 

Sono arrivato in punta di piedi,praticamente solo, essendo l’unico della mia eta’ in mezzo a questi ragazzi e la vulcanicita’ di Giancarlo, vero trascinatore se vuole.

Sono partito distrutto, non tanto dalla fatica ma dalla lezione di umilta’ e sacrificio che questi ragazzi mi hanno dato. Uno schiaffo morale a chi ogni tanto si “lava la coscienza” sostenendo questa o quest’altra causa.

Non voglio entrare in merito alla poverta’ trovata, voglio soffermarmi su 2 punti:

1) la radicalita’ sul territorio dell’Associazione Amici di San Francesco e del loro imponente e coraggioso lavoro.

2) Questi ragazzi, coraggiosi, ambiziosi, con ideali sani e spontanei, a volte spregiudicati, ma “ belli da vedere “e “belli da ammirare”.

Torno piu’ sereno dall’Africa, consapevole che la nostra generazione non ha cosi’ seminato poi male. . . se questi ragazzi sono il nostro futuro, dormo piu’ tranquillo.

Il cammino di Santiago ti fa guardar dentro e ti pone domande, il mio viaggio in Africa mi ha dato le risposte.

Saluto con la mia massima: semina buoni semi,la terra darà buoni frutti.

 

                                                         Con affetto, Cogliati Valter

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05-2013: Pensare al Villaggio San Francesco

 

Succede ad ognuno di noi di pensare al Villaggio San Francesco. Ogni anno versiamo la nostra quota per sostenerlo e magari siamo legati al percorso scolastico di uno dei 300 bambini che risiedono lì, studiano, mangiano, dormono, giocano lì.

Qualcuno di noi ha visto di persona il Villaggio San Francesco, altri non ancora. Alcuni stanno preparando i propri bagagli per partire proprio in questi giorni.

Nel momento in cui decidiamo di versare anche quest’anno la nostra quota ci può essere utile leggere le impressioni che ci vengono inviate da qualche volontario sconosciuto o amico che è stato lì per un periodo di lavoro.

Abbiamo pensato che a tutti possa fare piacere leggere queste impressioni che ci arrivano dal Villaggio. Leggendole ci viene spontaneo un sorriso, uno sguardo di meraviglia, magari di tristezza o di stupore.

 

(Daniela, maggio 2013)

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02-2013: Il villaggio

L’associazione Amici di San Francesco è al tredicesimo anno di vita, ma il villaggio San Francesco è nato il 7 dicembre 1999 quando
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01-2013: Il passato: Anna Facchini (2002)

“ Il tesoro che io vi lascio
è il bene che non ho fatto
che avrei voluto fare
e che voi farete dopo di me”
(S. Francesco)
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02-2013: Esperienza in baraccopoli

Davanti a noi la baraccopoli…
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02-2013: Perchè una vacanza lavoro in Kenya

La domanda che ognuno di noi potrebbe farsi è:
perché dopo aver lavorato duramente tutto l’anno dovrei scegliere di
trascorrere la mia meritata pausa partecipando ad una vacanza lavoro??
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01-2013: Il passato: Loredana (2003) e Antonio (2004)

DIFFERENZE
…lacrime calde continuano a scendere involontariamente mentre cerco di addormentarmi nel mio
letto caldo e accogliente.

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02-2013: Il passato recente: Anna,Laura e Maurilio (2010)

IL PASSATO RECENTE DEL VILLAGGIO SAN FRANCESCO NELLE PAROLE DI ANNA, LAURA E MAURILIO

 

E le maestose acacie ,
sulla terra rossa, t’inebriano di pace.
Tante volte hai ascoltato
Il rombo dei tamburi
Di genti lontane,
hai amato il colore della loro pelle
Africa deserta, ma ricca di sole ardente,
tu sei sempre presente
nei ricordi della mia mente…..
Anna Meru, 2010
Africa.
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08-2012: Missione Dutur Clown

Quest’anno, per la prima volta, anche i clown di Milano, hanno una Missione. E’ stato scelto il Kenya…
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08-2012: Lettera Fufu Clown

 

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08-2010: Resoconto vacanza – lavoro

Siamo partiti in circa 40, perlopiù ragazzi e ragazze.
Eravamo un gruppo numeroso, ma ben assortito…
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09-2007: Il resoconto di Don Alessandro

Ciao a tutti!
Qualcuno mi ha chiesto aggiornamenti dal Kenya allora eccoli qui…
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